Il monte Fenera

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Il Monte Fenera, "il più bel monte delle nostre prealpi" [B. Gastaldi, geologo, co-fondatore del CAI]


Di seguito proponiamo alcuni itinerari alla scoperta delle particolarità del Fenera.

ITINERARIO 1: le grotte e la vetta

Partenza: frazione San Giulio di Bettole
Percorribilità
: a piedi 
Difficoltà: Escursionistica
Durata: 1 ora e mezza
Interesse: archeologico, geologico, naturalistico, paleontologico, storico

Si arriva in auto alla frazione San Giulio di Bettole (414 m) per iniziare la salita, a piedi, verso la vetta del monte Fenera (metri 899).
Il sentiero in alcune parti richiede attenzione, ma l'escursione offre la possibilità di osservare le peculiarità geologiche, paleontologiche, archeologiche, paesaggistiche, botaniche e faunistiche del Monte Fenera. Poco oltre la partenza, dai coltivi appaiono le pareti dolomitiche del monte. Il sentiero si inerpica ed incontra un primo bivio: a destra il sentiero 766, disagevole, porta al monolite denominato Cappello di San Giulio, a sinistra si prosegue verso la vetta.
La vegetazione è caratterizzata dalla presenza del carpino e dell’orniello con un sottobosco dove il pungitopo la fa da padrone.
A quota 610 metri si incontra a destra la deviazione per la grotta del Ciutarun, raggiungibile in pochi minuti e protetta da una cancellata che ne regolamenta la fruizione. Proseguendo invece sul nostro percorso, dopo poche decine di metri si incontra un canalone il cui superamento richiede attenzione; si svolta a destra per raggiungere il sottoroccia del Belvedere. Costeggiando la parete rocciosa si giunge alla grotta della Ciota Ciara (circa 1 ora) visitabile su prenotazione.
Si prosegue dapprima in discesa quindi tornando a salire fino ai 690 metri del Buco della Bondaccia, quindi fino al bivio con il sentiero 768. Si prosegue a sinistra per poche decine di metri, nuovo bivio per la Cava del Bianchi (Arenaria), questa volta si tiene la destra e si prosegue fino alla sella che divide la Punta Bastia da San Bernardo. Qui convergono anche il sentiero 768 e 772.  Procedendo a destra, percorsi un centinaio di  metri in salita si raggiunge la Punta Bastia (metri 899), dominata da una croce alta 12 metri e da dove si può ammirare  un sorprendente panorama sulla bassa valle Sesia e sull’ arco alpino.


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ITINERARIO 2: La magia delle grotte di Ara

Partenza: Mulino Jannetti (imbocco strada per Ara)
Percorribilità
: a piedi
Difficoltà: Escursionistica
Durata: 30 minuti
Interesse: archeologico, geologico, naturalistico, storico

Accanto al Mulino Jannetti, vecchio opificio attualmente ristrutturato adiacente alla linea ferroviaria Novara-Varallo, inizia la salita lungo  il rio Magiaiga, torrente tributario sinistro del Sesia che raccoglie le acque dell'omonima valle. Attraversato il torrente si percorre la sponda sinistra fino alle ormai abbandonate tramogge di carico del calcare proveniente dalla cava Colombino, sito utilizzato fino ai primi anni '60 per la produzione di calce e pietrisco, quindi si percorre il ponte sul torrente presso una cascatella e si prosegue nel bosco igrofilo tornando verso monte.
A pochi metri da una struttura in cemento armato di captazione dell'acqua si riattraversa un ponte di legno e si imbocca un sentiero in salita che porta, attraverso un bosco eliofilo, all'area attrezzata da cui scendendo lungo il sentiero si raggiunge l'entrata alle grotte di Ara caratterizzate da un arco naturale di roccia calcarea alto una decina di metri (circa 30 min). Dopo la visita alle grotte, si riprende la strada che porta ad Ara, incontrando la chiesetta di san Grato, quindi nei pressi del lavatoio si imbocca la strada in salita che attraversa la frazione. Giunti poi alla chiesa di Sant'Agata si può ammirare lo splendido panorama sulla caldera del Supervulcano (bassa Valsesia, Valsessera e fiume Sesia).

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ITINERARIO 3: Viaggio nel passato: i taragn

Partenza: Castagnola (Frazione di Valduggia)
Percorribilità: a piedi
Difficoltà: Escursionistica
Durata: 30 minuti
Interesse: nauralistico, storico,

Il percorso inizia dalla strada comunale Castagnola-Sorzano su una ripida salita; lasciando a destra un manufatto in cemento utilizzato come cisterna dell'acqua potabile, si prosegue sino a raggiungere l'oratorio di San Grato. Proseguendo, dopo alcune centinaia di metri, si raggiunge un'area aperta rivolta a sud chiamata "Piana dei Ginepri" (un tempo abbondante tra i pascoli) con vista sulla valle del Sizzone, il borgomanerese e l'alto novarese. A poche decine di metri si trova un bivio  con una croce lignea di quasi due metri con la data del 13.5.81, costruita da Enrico Viotti,  l’ultimo degli abitanti di Sorzano.
Dalla croce si procede  a sinistra e, dopo pochi minuti, si arriva a Sorzano. Qui, tra secolari castagni, si incontra l’ultimo nucleo di case rurali antiche tipiche di questa zona, conosciute col nome di "taragn": sono caratterizzati dal tetto in paglia di segale molto spiovente per permettere lo scorrimento veloce dell’acqua piovana e lo scarico continuo della neve invernale.Alcuni taragn erano adibiti a fienile, mentre altri venivano utilizzati per usi domestici come magazzini per le provviste alimentari.
Sesia Val Grande Geopark

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