Domenica 27 Agosto 2017: Escursione in Val Vogna Print

Uomini, clima e territorio nella cultura Walser, lungo il sentiero delle frazioni alte in Val Vogna

Partenza: Ca d’Janzo (Riva Valdobbia)

Percorribilità: a piedi
Difficoltà
itinerario: escursionistico (facile)
Interesse:
geologico, naturalistico, culturale

Accompagna il gruppo anche il botanico Mario Soster

«Fra le varie vallette minori che tributano le loro acque al Sesia, quella di Vogna è non sono delle più estese ma anche delle più pittoresche, tale da poter trionfalmente reggere al confronto colle più decantate della Svizzera (…) quivi l'opulenza dei prati smaltati dalle erbe più rare e variopinti dai fiori più profumati; quivi una sparsa nidiata di minuscoli paeselli ridenti e agghindati come fanciulle in giorno di festa; quivi le chine dei monti verdeggianti di faggi e abeti e di tremule betulle…»  (Don Luigi Ravelli- Valsesia e Monte Rosa, 1924)

Programma della giornata:
Il ritrovo è alle 9.30 al parcheggio di Ca’ di Ianzo (Riva Valdobbia). Il percorso, dopo una salita iniziale, alterna brevi salite e discese a tratti pianeggianti, snodandosi  lungo uno dei sentieri dell’Arte: l'Alta via dei Walser. Si tratta di un’escursione a mezza costa, sul sentiero che collega le frazioni alte della Val Vogna, abbarbicate tenacemente sui pendii ripidi incisi dall’azione fluviale e poco a poco ristrutturate e mantenute vive da alcuni abitanti estivi. Il percorso inizia con una salita che in mezz’ora o poco più porta alla frazione Selveglio, la prima con le costruzioni tipiche dell’architettura Walser dove si osserva l’utilizzo del larici e delle “piode” - lastre di pietra- per le costruzioni. Qui si trovano anche la cappella della Madonna del Carmine e la chiesetta di San Defendente, caratterizzata da tre meridiane. Da Selveglio il sentiero in lieve discesa porta in poco tempo a Oro, dove spiccano due grandi costruzioni dalla struttura peculiare: si tratta di edifici destinati  alla conservazione delle granaglie, sorretti da colonne che impedivano dalla salita dei roditori. Più avanti e a picco sulla sottostante frazione di S. Antonio, che si attraverserà al ritorno, è Ca’ Vescovo, dove una casa, purtroppo in rovina, presenta un forno ben conservato.La successiva frazione, Rabernardo, è più grande delle altre; sono presenti numerose baite, una cappella e tre forni per il pane; ben ristrutturata, la frazione è tutt’ora frequentata da molti proprietari, che la rendono viva almeno per una parte dell’anno. Qui si visita il museo etnografico dedicato alla cultura Walser che arricchisce il percorso: si tratta di una casa del 1640, disposta su quattro piani, che il proprietario, cav. Locca, ha adibito a museo e che presenta in modo fedele l’organizzazione della vita quotidiana delle popolazioni Walser fino al secolo XIX. Dopo la visita al museo ci si sposta al Selletto, un bel poggio su cui sorge una baita, dove si può scegliere se godersi il sole o l’ombra di un grande albero per la pausa pranzo (al sacco). 
L’escursione prosegue poi attraverso altre frazioni: Cambiaveto, nei cui pressi sono presenti antiche coppelle; Piane, con il paravalanghe in pietra costruito nel 1560, poiché più volte colpita dalle valaghe che scendevano dal vicino vallone del Forno. Si giunge infine alla Peccia, ultima frazione del fondovalle, con la cappella di San Nicolao e la chiesa di San Grato. Vale la pena proseguire ancora fino al cosiddetto “ponte napoleonico”, costruito nel 1800, dove il sentiero si biforca: a sinistra si possono raggiungere gli alpeggi del Maccagno, a destra si prosegue lungo l’antica strada di collegamento fra la Valsesia, Gressoney e la Francia; la via attraversava la Val Vogna, passando dove ora c’è l’Alpe Larecchio e proseguendo oltre, verso i 2480 metri del colle Valdobbia, sede dello storico Ospizio Sottile. Erano molti infatti gli emigranti o i valligiani che si spostavano per i commerci, anche durante l’inverno; per questa ragione nel 1700 fu costruito un ricovero, successivamente ampliato e trasformato anche in osservatorio meteorologico - il primo in Piemonte - e astronomico.
Dal ponte napoleonico si ritorna a Peccia per ridiscendere attraverso le frazioni “basse”, compiendo così un giro ad anello: su strada sterrata si raggiunge Sant’Antonio, con la graziosa piazzetta davanti alla chiesa; poi, su strada in parte asfaltata, si oltrepassano Ca’ Verno, Ca’ Morca e Ca’ Piacentino, per tornare nuovamente a Ca’ di Janzo dove sono state lasciate le auto.

La fine dell'escursione è prevista per le 17.30 circa.

A seconda delle condizioni meteorologiche il programma potrà subire variazioni.

Abbigliamento e attrezzatura raccomandati: scarpe da trekking, giacca impermeabile, cappello, occhiali da sole, crema solare, acqua

Contributo per la giornata: 12 €/ 10 € per i soci/ 8 € per bambini con età compresa tra 8 e 14 anni/ gratuito per bambini con età inferiore a 8 anni.

Per informazioni e adesioni (gradite entro le ore 18:00 del giorno precedente)
+39 347 4474021  - CLOAKING - www.supervulcano.it